Shizen - Valentina D'Amaro
a cura di Luca Beatrice
16 novembre 2006 - 13 gennaio 2007

Valentina D’Amaro, che nelle ultime stagioni ha raccolto importanti consensi in Italia (la vittoria al premio Cairo nel 2005) e all’estero (la partecipazione alla Biennale di Praga, una personale a Lisbona), torna a Milano dopo due anni con la seconda mostra da Antonio Colombo Arte Contemporanea.

In apparenza il lavoro di Valentina D’Amaro presenta variazioni minime, quasi impercettibili, ma in realtà è il frutto di un’intensa riflessione, di un approfondimento concettuale che si dirige sempre più verso l’essenza delle cose. Shizen, il titolo della mostra, è un antico termine usato sia in cinese che in giapponese a indicare la natura e letteralmente significa “esser così com’è da sé”. Questa concezione della natura venne approfondita nel pensiero occidentale soprattutto da Heidegger, che rifletté più volte sulla transitorietà e sulla vacuità” delle cose, pensiero proprio della filosofia buddista e zen. Come metafora Heidegger parlò spesso dell’albero in fiore: «Stiamo davanti a un albero in fiore - e l’albero sta davanti a noi. Ci poniamo di fronte a un albero, davanti a esso, e l’albero ci si presenta [davanti a noi]». Cosa accade dunque? Forse nient’altro che lo sparire del “noi” come soggetto che rappresenta e, nel contempo, dell’“albero” come oggetto rappresentato.

Allo stesso modo Valentina D’Amaro punta all’essenza delle cose. Abbiamo di fronte a noi un paesaggio raffigurato che ci si presenta così com’è, privo di orpelli descrittivi e narrativi, concepito con pochi elementi le cui variazioni appaiono infinitesimali. In realtà in ogni quadro, la cui lentezza esecutiva è diventata una sorta di ritualità procedurale, compiamo un passo in avanti verso il puro significato esistenziale dell’essere. L’artista, in questa mostra, utilizza e propone per la prima volta anche la fotografia, che non vuole essere né un surrogato della pittura né tanto meno una stampella teorica, ma un’ulteriore riflessione sul rapporto naturale – artificiale, realtà - invenzione. Questo nuovo ciclo di opere fotografiche accompagna altrettante tele realizzate con la consueta minuzia ed eleganza. Linea che unifica queste esperienze è il voler sottrarre l’oggetto artistico all’eccesso ipercomunicativo, alla frontalità dell’impatto, e riportarlo a una fruizione in un tempo più lento e meditato. L’opera, per trovare la propria soluzione, deve comunicare bellezza e intensità spirituale, un valore su cui la cultura occidentale dovrebbe tornare a riflettere, in un tempo così oscuro e dilaniato.