Antonio Colombo Arte Contemporanea - As himself

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As himself - Gabriele Arruzzo
20 novembre 2008 - 24 gennaio 2009

Antonio Colombo è lieto di presentare la seconda personale milanese di Gabriele Arruzzo.

“As himself” cioè “nella parte di se stesso” è una definizione mutuata dal mondo del cinema ed indica colui che nello spettacolo interpreta lo stesso ruolo della vita reale. Ribaltando tale concetto si può, dunque, pensare di poter interpretare la propria vita così come un attore interpreta il testo che deve recitare, nello stesso modo in cui un orinatoio diventa una fontana nella mente di un artista.

Arruzzo non tende mai a parlare del suo lavoro in modo diretto e per dirla con le sue parole: “Le mie opere potrebbero anche non chiamarsi, non avere nome né titolo anche se, spesso, da quest’ultimo si potrebbe risalire ad un senso generale del lavoro che lega tutti gli elementi insieme ma, allo stesso tempo, non mi interessa creare dei rebus: sarebbe limitante (...) Come limitante sarebbe usare delle illustrazioni per crearne altre… io voglio fare dei quadri il che è ben diverso!”. Pertanto, dalle indicazioni dell’artista e dal titolo di questo nuovo ciclo di opere possiamo riconoscere quale filo conduttore della mostra l’indagare di temi quali il dualismo che sussiste fra realtà e finzione, vita (autore) e arte (opera) evidenziando quella sottile relazione che lega pittore, quadro e fruitore come ideali partecipanti allo stesso convivio.

Non solo. Per Arruzzo è importante mettere in relazione le connessioni che sussistono tra amore e morte, le uniche esperienze che umanamente non possiamo controllare, ed inoltre, evidenziare la propria consapevolezza del fare artistico. Consapevolezza che nasce anche dal vivere nelle province dell’Arte e da quella posizione osservare attentamente ciò che succede all’interno dell’Impero senza inutili languori anacronistici o romantiche fughe nel passato con la coscienza di essere se stessi, di essere pittore. Per quanto stupida possa essere questa posizione secondo alcuni.

Se l’immaginazione è il territorio dove tutto è possibile, per l’artista la pittura è il mezzo per alimentare questo tutto attingendo da suggestioni mitologiche, storiche e letterarie filtrando qualsiasi elemento attraverso la luce della Storia.

Interrogandosi sul suo “mestiere” crea, per questa mostra, incontri impossibili tra Leone III e Carlo Magno, fautori della limitazione del culto delle immagini, raffigurandoli in una visitazione proprio all’interno dello studio di un pittore ed attraverso questo gioco di dualismi, dove gli opposti coincidono, l’autore medita sul rapporto sussistente tra l’artista, che realizza un’opera attraverso la creazione, e il suo gemello speculare, il serial killer, che, al contrario, mette in scena un’opera d’arte attraverso un atto di distruzione.

Così Hitler, respinto nel 1907 dall’Accademia di Belle Arti di Vienna, diventa il pretesto per ambientare una nuova Melencolia I di Albrecht Durer rendendo così universale un sentimento comune agli artisti di tutti i tempi: l’umore saturnino che precede la scintilla della creazione artistica. Allo stesso modo, il celebre pittore inglese Walter Sickert, che secondo recenti studi potrebbe essere il volto dietro il quale si cela Jack lo Squartatore, è la scusa per potersi confrontare con un soggetto caro sia a Van Gogh che a Francis Bacon, ossia l’artista sulla strada per il lavoro.

Di natura completamente diversa, fra i lavori esposti, è il funerale per Gregor Samsa, protagonista de “La metamorfosi” di Kafka, attraverso il quale Arruzzo celebra l’alter ego dello scrittore esaltando il suo sacrificio finale, ovvero l’eroica rinuncia ad una vita da straniero universale, da forestiero del genere umano, di colui che, come tanti, non hanno potuto interpretare la propria vita nel modo in cui avrebbero voluto “as himself”, appunto.