Circa un secolo fa gli Hale's Tour, fittizi vagoni di treno sulla parete anteriore dei quali era proiettata la visuale "soggettiva" di una locomotiva in movimento, venivano trasformati in vere e proprie sale cinematografiche. Nasce così la prima catena di cinema moderni: i Nickelodeon, neologismo nato dall’unione di nickel, cioè il costo del biglietto di ingresso, e Odeon, “teatro" in greco.
In occasione della sua seconda doppia personale milanese presso 1000eventi e Antonio Colombo Arte Contemporanea, Andrea Mastrovito reinventa gli spazi delle due gallerie trasformandoli in "cinema da un soldo" nei quali i materiali stessi del cinema e del mondo dello spettacolo ribaltano la magia del cinematografo attuando una momentanea sospensione della credulità nello spettatore ormai assuefatto al bombardamento visivo contemporaneo e portandolo a interrogarsi sulla effettiva genesi e riproducibilità delle immagini proposte.
Mastrovito ha indagato a lungo il rapporto tra segno e immagine nell'ambito pittorico, del disegno, letterario e del sistema dell'arte stesso: ne sono un esempio i suoi collages bianco su bianco, dove il soggetto è leggibile solo tramite l’ombra dei diversi strati di carta, Eine Symphonie des Grauens, esposta fino a settembre alla Quadriennale di Roma, Libraries are not made; they grow, dove un'intera biblioteca è stata fotocopiata e racchiusa in un unico grosso volume e, infine, l’intervento alla galleria Analix Forever di Ginevra, interamente fotocopiata e ricoperta di fotocopie o Postmodem presso la Galleria Civica di Monfalcone dove le opere costituiscono un tutt'uno con la struttura cartacea appositamente creata per l'esposizione.
In questi nuovi lavori l'artista concentra la sua attenzione analizzando le relazioni esistenti tra cinema, musica e i loro mezzi di riproduzione e diffusione: dal nastro magnetico della vhs o delle musicassette alle locandine, dalle cover-band al rapporto particolare - universale esistente tra ogni singolo fotogramma e la ripresa nel suo insieme, in cui la finzione, trasposta nel mondo delle cose reali, diventa copia tautologica, e quindi reale, di se stessa




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