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30 novembre 2023 – 3 febbraio 2024

Inaugurazione: giovedì 30 novembre, ore 18

Texas Tornados
Adrian Landon Brooks
Sophie Roach
Esther Pearl Watson
Bruce Lee Webb
Adam Young,
special guest Tom Russell

da un’idea di Antonio Colombo
a cura di Luca Beatrice
locandina di Alessandra Cusatelli

Il cinema classico lo ha soprannominato The Giant, il gigante, perché il Texas, dopo l’Alaska, è lo stato americano più esteso. Anche se nell’immaginario collettivo è legato a rappresentazioni di cowboy e del deserto, il Texas da alcuni anni è considerato come la nuova frontiera dell’arte negli States. Sono sorte diverse fondazioni private, grandi architetti hanno realizzato diverse commissioni, si è ulteriormente sviluppato il fenomeno del collezionismo e la scena artistica risulta particolarmente vivace, divisa tra gusto mainstream che si dedica soprattutto allo stile minimalista e le tante ricerche alternative che ne incarnano l’anima più veritiera e curiosa.

Bisogna infatti considerare che la cultura americana alternativa affonda in una tradizione molto particolare, che taglia fuori completamente l’avanguardia europea del primo ‘900 e rivisita forme artistiche molto particolari su cui le nuove generazioni compiono interessanti studi e approfondimenti, a partire da una semplice domanda: come coniugare stili e linguaggi studiati solo marginalmente nei canali ufficiali con le numerose forme di cultura outsider del presente?

Sulla vitalità del Texas oggi si è scritto molto. Austin è considerata la capitale della musica live; uno dei più importanti scrittori contemporanei, Cormac McCarthy scomparso pochi mesi fa ha ambientato in Texas i suoi romanzi più importanti, come Cavalli selvaggi e Non è un paese per vecchi. Dalla scena letteraria sono usciti il pirotecnico Joe Lansdale, Philipp Meyer, autore del new western Il figlio. È normale incontrare alle inaugurazioni delle mostre l’attore Ethan Hawke, nato ad Austin, oppure Wes Anderson, che è di Houston.

Dopo aver esplorato a lungo l’arte della West Coast, l’indagine della Galleria Antonio Colombo si sposta nel cuore dell’America e intitola questa nuova mostra Texas Tornados, il supergruppo attivo dal 1989 che ha lavorato sulla modernizzazione dello stile Tex Mex, contaminando con ritmi country-rock il cosiddetto stile norteno-messicano. Sta qui dunque la chiave interpretativa di questo rapporto, molto vivace, con la tradizione dell’arte folk e outsider del XX secolo, incrociato con il consueto mondo di contaminazioni culturali che da anni costituiscono la cifra poetica e la ricerca della galleria.

Gli artisti che partecipano a Texas Tornados sono quasi tutti inediti in Italia e taluni anche in Europa.

Adrian Landon Brooks è nato nel 1983 a Houston, ha studiato al San Francisco Art Institute, attualmente vive a Wimberley, Texas. Si definisce “muralist”, infatti ha realizzato diverse opere murarie, anche per grandi aziende tra cui Facebook e Google, prevalentemente in Texas. I murales a cui Adrian lavora gli permettono di esplorare forme, colori e composizione in una scala maggiore rispetto alle opere che dipinge in studio. Lavora con pittura e illustrazione impiegando supporti attentamente selezionati come ciocchi di legno locali, vecchie foto e oggetti antichi collezionati negli anni. Dall’esperienza in California sostiene di essere rimasto influenzato dall’arte di Barry McGee e della Mission School era. Rielabora l’arte tradizionale folk sui temi dell’amore, del peccato e della redenzione, non esente da un certo personale misticismo che trascende le nozioni di razza e credo. Adrian ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo, e il suo lavoro è stato pubblicato in riviste come Juxtapoz, VNA e Art Mag Magazine.

Sophie Roach è nata in Indiana nel 1988, ed è un’artista visiva multidisciplinare che utilizzando forme e modelli familiari e la propria intuizione, ha creato un linguaggio visivo unico basato su spontaneità e ritmo. Ha iniziato a dipingere murales nella città dov’è cresciuta, Austin, nel 2013 e da allora ha creato opere su larga scala in tutti gli Stati Uniti e all’estero, lavorando anche per brand internazionali come Hermés, PayPal, Facebook, Google e Starbucks tra gli altri. I temi del suo lavoro murale si estendono alla sua pratica in studio, dove crea disegni e dipinti intricati. Dando priorità ai segni intuitivi piuttosto che ai progetti pre-pianificati, il suo lavoro colorato e astratto cerca di riflettere la diversità e la ripetizione di un giardino, di una città o di una canzone – tutte cose che sono riconciliate con le loro forze interiori. Trova ispirazione contemplando i modelli di ordine, crescita e distruzione nei nostri linguaggi condivisi, nell’ambiente costruito e nel mondo naturale. Il lavoro di Sophie coniuga lo stile astratto e stilizzato con il gusto per la grafica contemporanea. Nei suoi grandi lavori murali è come se la pittura di Paul Klee si fosse incontrata con l’illustrazione tradizionale americana in un’unione tra geometria e mondi visionari.

Esther Pearl Watson è nata a Francoforte in Germania nel 1973, attualmente vive e lavora a Los Angeles. I suoi dipinti sono strettamente autobiografici, attingendo principalmente dalle pagine del suo diario, dai fatti recenti e dai ricordi della sua infanzia, caratterizzata da una straordinaria educazione e da una vita familiare fuori dal comune. Esther ha trascorso gran parte della sua giovinezza in Texas. La sua famiglia è stata sempre inseguita dal sogno ossessivo di suo padre, un quasi scienziato visionario, di costruire un disco volante funzionante e venderlo alla NASA o a Ross Perot. Il suo stile artistico ha radici nei primi anni della sua carriera, quando ha realizzato che la sua migliore fonte d’ispirazione era la sua vita. Esther ha esposto in importanti galleria internazionali come Maureen Paley di Londra e a fiere internazionali tra cui Art Basel e Frieze London.

Bruce Lee Webb è nato a Waxahachie in Texas nel 1966, ed è cresciuto in un contesto di amore e religione, sviluppando poi un interesse per l’occulto. Figlio unico in un mondo di fede, si è avvicinato all’arte attraverso le decorazioni della scuola domenicale, i vecchi libri e l’arte popolare riportata dagli anni di missione in India. Insieme alla moglie Julie ha vissuto per alcuni anni a Dallas, dove ha studiato la tradizione Hobo attualizzandola nel mondo della cultura skate e punk. I Webb si sono poi trasferiti a Waxahachie e hanno fondato una propria galleria nel 1987, e ora un’altra sede a Fort Davis, Texas dove espone fra l’altro arte e manufatti di nativi, sculture folk e artisti hobo. Le opere di Bruce sono un diario di ciò che accade nella sua mente. La sua ricerca artistica è spesso legata al mondo della musica “Americana”. Preferisce il carattere di vecchie tele, vecchi sacchetti di semi o carta da registro con un semplice inchiostro per riversare i suoi pensieri.

Adam Young è originario delle comunità fluviali vicino a Lake Charles, in Louisiana, dov’è nato nel 1986. Vive e lavora ad Austin, Texas. Adam ha un legame profondo con il legno, derivante dall’eredità del nonno falegname. La sua poetica, a partire dagli anni del college, affonda le sue radici nell’universo naturale, ed è stata poi influenzata dalla presenza di colleghi artisti che lo hanno ispirato. Il processo creativo di Adam comincia con la sua affinità per le parole e le citazioni, che combina con testi e immagini sulle sue opere dipinte su pannelli in legno meticolosamente lavorati. Il suo lavoro serve a ricordare il codice nascosto per scoprire la gioia e la bontà nel mondo.

La guest star di Texas Tornados è Tom Russell. Nato a Los Angeles nel 1947, poi naturalizzato texano, è un personaggio di culto nel mondo della musica alternativa, il più grande cantautore folk-country vivente secondo il critico John Swenson, fin dal 1976 in parallelo alle canzoni ha sviluppato la passione per la pittura e per la letteratura. Laureato in criminologia, ha scritto un libro di citazioni con Sylvia Tyson, un romanzo giallo e un volume di lettere con Charles Bukowski. Definito un Hemingway dei tempi moderni, autore di canzoni memorabili, spesso ambientate nelle terre di confine del Texas, quali Gallo del cielo, la storia di un fattore caduto in disgrazia, che ruba un gallo da combattimento senza un occhio (rooster born in heaven) che vincerà tutto finché non incontra Zorro… oppure Blue Wing, il racconto di un tatuaggio e del galeotto che lo porta sulla pelle. Desperados, emarginati, perdenti, avventurieri sono i protagonisti della sua umanità diversa.
Secondo Monte Hellman, regista del mitico anti-western La sparatoria, la tensione primitiva si ritrova sia nella musica sia nell’arte di Russell, mentre la scrittrice Annie Proulx ha parlato della sua curiosità irrequieta e dell’immaginazione violenta. Il poeta beat Lawrence Ferlinghetti dice di lui che il suo stile rappresenta l’incontro tra Johnny Cash, Jim Harrison e Bukowski. Nel corso della sua lunga carriera di musicista ha lavorato, tra gli altri, con Lucinda Williams e i Calexico. Luigi Grechi, il fratello di Francesco De Gregori, ha tradotto alcuni suoi brani e proprio il Principe ha interpretato Angel of Lyon di Russell, nell’ album Per brevità chiamato artista (2008).
Tom Russell ha esposto in musei e gallerie negli Stati Uniti, in Canada e in Svizzera, e le opere sono state acquisite dal El Paso Museum of Art.

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